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Come scegliere giochi adatti anche a bambini con esigenze speciali? Consigli pratici per un evento inclusivo

📅 16 Agosto 2026✍️ di Giacomo Lenzi⏱️ 5 min di lettura

Organizzo giornate del gioco in Romagna da anni, tra modellini, cartoni animati d’epoca e tavoli dove grandi e piccoli costruiscono insieme. In tutto questo tempo ho imparato una cosa semplice: un evento è davvero riuscito solo quando ogni bambino trova il suo spazio. Scegliere giochi adatti anche a chi ha esigenze speciali non è complicato, ma richiede metodo, pazienza e qualche accortezza operativa.

Conoscere i partecipanti prima dell’evento

Il primo passo è capire chi arriverà. Io preparo sempre una breve scheda di iscrizione, con domande chiare: sensibilità ai rumori, necessità motorie, preferenze sensoriali, strumenti di comunicazione (CAA, tabelle, dispositivi). Chiedo solo ciò che serve per organizzare meglio, rispettando la privacy.

Se non ricevo risposte, scrivo un messaggio gentile: “Posso tenere da parte un tavolo più tranquillo o materiale a contrasto alto?” Bastano due righe per far sentire le famiglie accolte e per ridurre gli imprevisti.

Ricordo sempre che il diritto al gioco è per tutti: un principio sancito anche dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Non è solo sensibilità; è qualità dell’evento.

Criteri concreti per scegliere i giochi

Preferisco giochi con regole modulabili. Se il regolamento permette di semplificare i turni o di giocare in modalità cooperativa, posso adattarlo al volo e mantenere il divertimento anche con gruppi eterogenei.

Materiali e dimensioni contano. Pezzi grandi e facili da afferrare, superfici antiscivolo, pedine con texture diverse aiutano chi ha difficoltà motorie o visive. Anche i contrasti cromatici netti migliorano l’autonomia.

Prediligo esperienze a bassa competitività. Giochi collaborativi, puzzle condivisi, circuiti di biglie su tappeto, costruzioni morbide: sono attività che riducono l’ansia da prestazione e valorizzano ogni contributo.

Attenzione al carico sensoriale. Evito giochi rumorosi senza controllo del volume. Offro alternative “silenziose” accanto a proposte più dinamiche. Un memory tattile, un set da costruzione magnetico o un piccolo tavolo per stop-motion con luci soffuse sono ancore perfette per chi cerca calma.

Tempi brevi, esito chiaro. Giochi che chiudono un ciclo in 10-15 minuti funzionano meglio: danno ritmo all’evento, facilitano l’alternanza ai tavoli e aiutano chi ha bisogno di prevedibilità. Un timer visivo aiuta tutti.

Lingaggio visivo e simbolico. Inserisco sempre schede con pittogrammi, esempi illustrati delle mosse e icone per i materiali. La Comunicazione Aumentativa e Alternativa non serve solo a pochi: rende i giochi più leggibili per tutti.

Infine, doppia via sensoriale. Se c’è testo, aggiungo simboli o immagini; se c’è immagine, aggiungo descrizioni vocali o brevi note stampate grandi. Un “domino sensoriale” con superfici ruvide/lisce e colori netti è stato uno dei tavoli più affollati nelle ultime due edizioni.

Spazi, tempi e comunicazione

Il gioco giusto nel posto sbagliato diventa il gioco sbagliato. Io allestisco isole tematiche ben distanziate, con un’area “quiet” sempre disponibile: luci calde, zero musica, pochi posti, materiali morbidi. Lì i giochi sono a bassa stimolazione e con regole semplici.

Segnaletica chiara e percorsi lineari. Metto frecce grandi, pittogrammi e cartelli con colori sempre uguali per ogni area (blu = costruzioni, giallo = narrazione). La mappa va consegnata all’ingresso e ripetuta su un pannello.

Turni flessibili. Per alcuni tavoli uso prenotazioni a finestre di 20 minuti, così evito code e confusione. Lascio anche slot “soft” a inizio giornata, con meno persone e mediatori a supporto.

Tavoli accessibili. Predisponete almeno due postazioni alte per sedie a ruote e una pedana per superare piccoli dislivelli. I tappeti devono essere stabili, i cavi coperti e le sedie leggere ma solide.

Kit sensoriali e ausili. Tengo sempre pronte cuffie antirumore, timer visivi, schede illustrate, bustine con pedine ad alto contrasto. Spesso non servono a tutti, ma quando servono fanno la differenza.

Comunicazione a prova di ansia. Uso un “programma visivo” con orari e icone, e ripeto a microfono solo l’essenziale. Più prevedibilità, meno stress. Tenete a mente che l’accessibilità è anche organizzativa, in linea con lo spirito della Legge 104/1992.

Un caso reale: l’evento a tema animazione vintage

Mi è capitato di recente durante una giornata dedicata ai cartoni anni ’80. Avevo preparato un laboratorio di stop-motion con personaggi di cartone e un circuito di biglie ispirato ai disegni dell’epoca.

Una famiglia mi ha segnalato un bambino con autismo, molto sensibile ai rumori improvvisi. Ho creato un tavolo “silenzioso” con lampade schermate, niente musica e una versione semplificata del laboratorio: tre scene, cartoncini pretagliati, timer visivo. Il bimbo è rimasto trenta minuti concentrato, alternando costruzione e pausa su un pouf in zona quiet. I genitori hanno partecipato alla narrazione, e alla fine abbiamo proiettato il mini-film senza audio, solo con sottotitoli grandi.

Una ragazza ipovedente ha provato il circuito di biglie con guide laterali in gomma e contrasti netti tra piste e sfondo. Ho sostituito i segnapunti con clip tattili. Ha chiesto di ripetere la corsa tre volte e poi ha voluto spiegare lei le regole a un altro bambino: è diventata “facilitatrice” per dieci minuti, ed è stato il momento più applaudito.

Questi adattamenti non hanno rallentato l’evento. Al contrario, hanno reso l’esperienza più fluida per tutti. Quando le famiglie vedono che c’è un pensiero dietro, collaborano e il clima resta sereno.

Errori tipici da evitare

  • Annunciare “evento inclusivo” e poi non avere zone tranquille o ausili base.
  • Scegliere giochi bellissimi ma con regole rigide e tempi lunghi, senza piano B.
  • Affidarsi solo allo staff: i volontari vanno formati e briefati con esempi concreti.
  • Sottovalutare il rumore di fondo: musica alta e microfoni aggressivi azzerano i progressi.
  • Segnaletica piccola o incoerente: disorienta e fa perdere pazienza a tutti.
  • Non chiedere feedback: basta un modulo finale di due domande per migliorare la volta dopo.

Checklist rapida prima di aprire le porte

  • Almeno un tavolo “quiet” pronto, con luci soft, timer visivo e materiali semplici.
  • Due giochi cooperativi, uno sensoriale a bassa stimolazione e uno con pezzi grandi.
  • Segnaletica a pittogrammi, mappa stampata e colori coerenti per aree.
  • Kit: cuffie antirumore, schede CAA, pedine ad alto contrasto, nastro antiscivolo.
  • Turni prenotabili su 20 minuti per i tavoli più richiesti e slot “soft” mattutini.
  • Brief di 10 minuti allo staff su adattamenti rapidi e frasi chiave di accoglienza.

Alla fine, la regola d’oro è ascoltare. Io parto sempre da una proposta semplice, la osservo in mano ai bambini e la aggiusto. L’inclusione non è un’etichetta sul volantino: è un mestiere fatto di piccoli dettagli ripetuti con coerenza. Quando un gioco funziona anche per chi di solito resta ai margini, lo vedi negli occhi dei genitori. E capisci che hai scelto bene.

Giacomo Lenzi

Da sempre appassionato di modellismo, Giacomo ha creato mostre e giornate del gioco per grandi e piccini in Romagna. La sua esperienza lo ha portato a ideare eventi a tema animazione vintage, coinvolgendo genitori e figli nel costruire insieme oggetti e racconti.

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